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Tancredi Turco

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II COMMISSIONE GIUSTIZIA COMITATO PER LA LEGISLAZIONE CONSIGLIO DI GIURISDIZIONE COMITATO PARLAMENTARE PER I PROCEDIMENTI DI ACCUSA
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  • CASO BUDRONI: LA BATTAGLIA DEI FAMILIARI CONTINUA IN APPELLO
  • CASO BUDRONI: LA BATTAGLIA DEI FAMILIARI CONTINUA IN APPELLO

    1967

    Il caso dell’uccisione di Bernardino Budroni per mano di un agente della Polizia di Stato sul Grande Raccordo Anulare di Roma, il 31 luglio 2011, al km 11, nei pressi dello svincolo per la Nomentana, è ancora aperto.

    L'evento si è verificato all'esito di un inseguimento, avvenuto intorno alle 5 del mattino di sabato 31 luglio 2011 con una volante della Polizia e una gazzella dei Carabinieri con quest’ultima che nelle fasi finali dell’inseguimento era riuscita a sorpassare l’auto inseguita, a farla rallentare ed infine a mettersi in diagonale impedendo alla vettura del Budroni di proseguire la marcia.

    La situazione sembrava risolta, ma uno dei due agenti di polizia, da quanto è stato ricostruito nel corso del processo, ha esploso due colpi calibro nove mentre stava ancora sulla sua auto, contro la Ford Focus sulla quale viaggiava Budroni, fermo contro il guardrail.

    I proiettili trapassando il veicolo hanno colpito Budroni, perforandogli i polmoni e il cuore e provocando, in pochi istanti, il decesso.

    Ciò che aveva causato l'inseguimento era stata la segnalazione della sua ex-compagna: sembra che sotto lʼabitazione della stessa, quella sera, Budroni avesse posto in essere schiamazzi ed il danneggiamento di una porta-cancello che avevano quindi necessitato l’intervento delle forze dell’ordine, sfociato poi nell’inseguimento sulla tangenziale romana.

    Nel corso del processo di primo grado, conclusosi con l'assoluzione dell'agente di polizia che ha sparato uccidendo l'inseguito, per uso legittimo delle armi, l'accusa e la difesa si sono fronteggiate su numerose questioni.

    La difesa lamenta soprattutto che il tribunale non abbia riconosciuto nemmeno l'eccesso colposo della legittima difesa, in quanto ha considerato che lʼiniziativa assunta dallʼagente "appare adeguata e proporzionata”: l’uso delle armi sarebbe insomma stato giustificato dal voler interrompere una “grave e prolungata resistenza”.

    Per la difesa, al contrario, la resistenza manca assolutamente del'"attualità", visto che il veicolo era già fermo, accostato al guardrail, e bloccato sul lato frontale dalla gazzella dei Carabinieri che bloccava la possibile fuga; non c'era, pertanto, l'imminenza di alcun pericolo che giustificasse l'opportunità di fare fuoco.

    L'agente avrebbe fatto fuoco in un momento nel quale non vi era alcun pericolo, accettando il rischio, possibile o probabile, di colpire l’uomo, concretando quindi il reato di omicidio volontario con dolo eventuale.

    Una delle particolarità procedurali sollevate come eccezioni dalla difesa, oltre a quella già descritta, è che il reato di omicidio, inizialmente previsto nell'imputazione, avrebbe attratto la competenza alla Corte d'Assise la quale consta di un collegio giudicante di 3 giudici togati oltre a quelli popolari, anziché il giudice Monocratico, che decide in un'unico giudice-persona fisica.

    Ulteriore incongruenza è rappresentata dal fatto che quello stesso giudice ha, altresì, condannato lo stesso Budroni per altri reati: in un'occasione il sig. Budroni  aveva preso la borsa della sua ex-compagna per indurla a rientrare a casa, e nel corso della perquisizione era stata rinvenuta una carabina ad aria compressa, non dichiarata.

    Il fatto strano è che la condanna è giunta a distanza di due anni dalla morte del sig. Budroni.

    In realtà il procedimento si sarebbe dovuto concludere con una richiesta di non luogo a procedere per intervenuto decesso dell'imputato.

    Da qualche giorno si è aperto il processo di appello, che lascia una speranza alla battaglia dei familiari del Budroni e a tutti i cittadini che hanno seguito la vicenda: i giudici d'appello hanno, infatti, evidenziato la problematica, già sollevata dalla difesa, della competenza funzionale dei giudici della Corte d'Assise, che potrebbe portare alla nullità del procedimento obbligando alla rinnovazione del processo di primo grado, da svolgersi, questa volta, avanti la Corte d'Assise.

    Spero sia fatta piena ed effettiva luce su di questo caso che presenta svariati punti poco chiari sia dal punto di vista procedurale sia interpretativo dei fatti e delle norme penali.

    Qui il link alla mia interrogazione

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