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Tancredi Turco

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  • IRRAGIONEVOLI ANOMALIE DI INDENNITA' E PENSIONI DEGLI ELETTI IN FRIULI VENEZIA GIULIA

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    Nella regione Friuli Venezia Giulia notizie di stampa riportano il caso di alcuni amministratori locali, già titolari di pensione, che hanno cumulato anche la maggiorazione dell’indennità di funzione.

    I pubblici amministratori degli enti locali, quali sindaci, assessori comunali e assessori provinciali percepiscono, per lo svolgimento delle loro funzioni, un’indennità di funzione o di carica, a cui in alcuni casi spetta una maggiorazione calcolata in percentuale sull’importo delle rispettive indennità. La ratio della legge stabilisce alcuni requisiti, quali:

    A - l’aumento dell’indennità spetta ai lavoratori in piena attività per i quali l’allontanarsi dal lavoro comporta sacrifici economici (per l’attività lavorativa non dipendente, ovvero per i lavoratori dipendenti collocati in aspettativa);

    B - la maggiorazione è una misura equa che garantisce a chiunque di svolgere con pari dignità il lavoro amministrativo, tutte le volte in cui si può ipotizzare una perdita di reddito per effetto dell’attività prestata nella direzione dell’ente territoriale;

    C - l’applicazione della maggiorazione richiede l’effettività di 2 condizioni:
    - 1 il concreto esercizio di un’attività lavorativa, quale requisito minimo per poter fruire del beneficio,
    - 2 la perdita economica connessa alla medesima.

    In forza di tale ragionevole, quanto logico, principio, l’amministratore locale, titolare di solo trattamento di quiescenza e che non subisce alcuna perdita economica, non ha alcun diritto per chiedere, o vedersi applicata, la maggiorazione.

    Molti amministratori, invece, titolari di solo trattamento di quiescenza, nella Regione Friuli Venezia Giulia hanno indebitamente beneficiato di questo “bonus” procurando un maggior esborso per la Regione, calcolabile, nella sola ultima legislatura, in circa 3 milioni di euro.

    Tale anomala situazione si è palesata nel Comune di Porcia, in provincia di Pordenone, dove l’assessore comunale Anna Iacono, in carica da ormai 10 anni, titolare di trattamento di quiescenza, una volta che è venuta a sapere che il Sindaco di Pordenone, anche lui titolare di trattamento di quiescenza, percepiva comunque tale maggiorazione, ha presentato un’istanza al Segretario Comunale del Comune di Porcia, chiedendo, non solo, che le fosse riconosciuta la maggiorazione per il futuro, ma anche che le venissero riconosciute tutte le somme relative ai periodi pregressi, oltre ad interessi e rivalutazione monetaria.

    In seguito all’istanza, il Segretario Comunale del Comune di Porcia, pur avendo raccolto i pareri negativi del Collegio dei Revisori Contabili dell’Ente e del Responsabile interno degli Affari Generali e Istituzionali, con determina n. 1/2014 ha concesso una maggiorazione del 35% calcolata sull’indennità di carica, di tutte le somme maturate nel quinquennio precedente oltre ad  interessi e rivalutazione  monetaria.

    Nel contempo, una volta esaminati gli atti preparatori alla determina dirigenziale, due consiglieri comunali, Mario Paronetto e Sergio Gerin hanno presentato al Consiglio Comunale una mozione, nella quale chiedevano la sospensione della maggiorazione e la consultazione della Corte dei Conti.

    Con deliberazione n. 28 in data 22 aprile 2014 il consiglio comunale di Porcia ha approvato la mozione, e, a distanza di due mesi, la Sezione di controllo della regione Friuli Venezia Giulia della Corte dei Conti con deliberazione n. 113 del 19 giugno 2014 si esprimeva in termini restrittivi e negativi circa l’applicazione della maggiorazione all’indennità di funzione a favore degli amministratori locali poiché già titolari di reddito da pensione.

    Nello stabilire ciò la Corte ha richiamato proprio quella deliberazione della giunta regionale, n. 1193 del 2011 parimenti invocata da chi, consapevole del paradosso e contro la “ratio” della legge incassava il bonus.

    Tale vicenda appariva quindi aver avuto definitiva cassazione: stop al bonus e restituzione delle somme pregresse indebitamente percepite, in linea anche a quanto accadeva in tutta Italia, dove Equitalia ha preteso e ottenuto dai pensionati non titolari di incarichi politici, la restituzione di quelle piccole somme che l’INPS aveva erroneamente erogato agli stessi.

    Il Consigliere Comunale  Anna Iacono, tuttavia, in data 16 luglio 2014 ha depositato il ricorso n.201400271 al Tribunale Amministrativo Regionale del Friuli Venezia Giulia per l’annullamento della citata delibera del Consiglio Comunale di Porcia.

    In un momento immediatamente successivo il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia al fine di ovviare a questa situazione, nonostante fosse stata percepita come doverosa, oltre che legittima, la decadenza di questa anomalia che costituiva un privilegio per i politici eletti e già titolari di un trattamento di quiescenza, in occasione dell’assestamento del bilancio 2014,  ha approvato un emendamento, peraltro votato da tutti gruppi consiliari, che ha inserito nell’articolo 14 al punto 9 della citata legge il seguente periodo:

    “non si applica agli amministratori locali, dalla data di entrata in vigore della presente legge, la maggiorazione prevista al punto 15 della deliberazione della Giunta Regionale n.1193/2011, qualora risultino titolari di trattamento di quiescenza. Gli amministratori degli enti locali che hanno percepito, prima dell’entrata in vigore della presente legge, la maggiorazione delle indennità di funzione anche se è titolare del trattamento di quiescenza, ai sensi della disciplina di cui alla citata deliberazione, mantengono quanto già percepito”.

    All’udienza dello scorso 11 febbraio 2015 il TAR del Friuli Venezia Giulia, nel frattempo, si è pronunciato sul ricorso presentato, dichiarandolo inammissibile fin dall’origine e condannando la parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio, senza, tuttavia, entrare nel merito della legittimità del punto 9 dell’art. 14 della L.R. n. 15.

    A questo punto ci si chiede del perché dai pensionati titolari d’incarichi amministrativi locali ed ancora in carica può essere trattenuta la maggiorazione all’indennità di funzione già percepita, quando invece ai pensionati comuni non è consentito trattenere i lievi incrementi della pensione erroneamente già erogati loro dall’INPS?

    Cè una evidente differenza di trattamento fra persone che si trovano nella medesima situazione e si assiste ad una lesione del principio di uguaglianza sancito all’art. 3 della Costituzione.

    In particolare, per quanto specificamente stabilito dalla regione Friuli Venezia Giulia, titolare di competenza legislativa esclusiva in tema di ordinamento degli enti locali, si deve rilevare come la maggiorazione dell’identità di funzione, non risulti estesa ai pensionati in maniera espressa e che diversi comuni del Friuli Venezia Giulia, tra cui in particolare i Comuni di Porcia  e Fontanafredda che hanno richiesto parere motivato in tema, proprio in applicazione della normativa regionale, hanno, in tutti questi anni, seguito una prassi che ha costantemente escluso i pensionati dal beneficio della maggiorazione dell’indennità di funzione riconosciuta agli amministratori locali.

    Inoltre, valorizzando anche la lettura costantemente fornita dalla Corte Costituzionale sull’utilizzo dei principi di coordinamento della finanza pubblica quali “parametri interposti” per interpretare la normativa regionale, in considerazione dei numerosi interventi di coordinamento di finanza pubblica arrecati dal legislatore statale sul tema, tra cui il DL 78/2010 convertito con modificazioni dalla L. n. 122/2010, si deve constatare che proprio per adeguarsi alla normativa di settore la Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia ha provveduto ad emanare la Delibera di Giunta n. 1193 del 24 giugno 2011, senza peraltro prevedere, in maniera espressa, la maggiorazione dell’indennità di funzione a favore degli amministratori titolari di reddito da pensione.

    Sul tema è stata recentemente emessa la sentenza della Corte Costituzionale n. 54 del 24 marzo 2014 in forza della quale si è riconosciuto che “va innanzitutto confermata l’applicabilità alla regione autonoma Friuli Venezia Giulia dei principi di coordinamento della finanza pubblica stabiliti dalla legislazione statale, più volte riconosciuto da questa Corte, risolta positivamente la questione circa l’applicabilità alla regione  autonoma Friuli Venezia Giulia del DL n. 78/2010, va ribadita la natura di principio fondamentale in materia di coordinamento della finanza pubblica delle disposizioni statali.”

    Un’altra sentenza della Corte Costituzionale, la n. 217 del 18 luglio 2012, ha stabilito che: “alla luce della giurisprudenza di questa Corte, Sent. n. 139/2012 e n. 132/2011, segnatamente in riferimento all’art. 6 del DL n.78/2010, le disposizioni evocate dallo Stato come norme interposte e cioè gli artt. 6 e 9 del DL n.78/2010, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 122/2010, effettivamente prevedono principi fondamentali della materia di coordinamento della finanza pubblica diretti (art. 6) al contenimento dei costi degli apparati amministrativi e (art. 9), delle spese in materia di personale”;

    Pare, quindi, che si possa affermare l’illegittimità delle norme richiamate che si ritengono lesive dei principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica, di cui all’articolo 117, 3º comma della Costituzione.

    E', altresì, ormai pacifico, in ossequio alla giurisprudenza della Corte Costituzionale, l’applicabilità della disciplina stabilita dal legislatore nazionale nell’ambito della fissazione dei limiti dovuti al coordinamento della finanza pubblica.

    Di conseguenza, tali limiti destinati al coordinamento della finanza pubblica vanno utilizzati, quali “parametri interposti” per valutare la costituzionalità della disciplina recata dal legislatore regionale, anche a statuto speciale.

    Posto, quindi, che la disciplina dell’indennità di funzione degli amministratori locali, dopo l’iniziale previsione del D.Lgs. 267/2000, ha avuto una serie di limitazioni, recate in particolare dall’art. 2, comma 25, L. n. 244 del 24 dicembre 2007; dall’art. 61, comma 10 e dall’art. 76, comma 3 del D.L. n.112 del 25 giugno 2008, convertito nella L. n. 133/2008; dall’art. 5, comma 7 del D.L. n.78/2010, convertito con modificazioni, dalla L. n. 122/2010, anche la richiamata disciplina regionale va considerata in base agli orientamenti restrittivi sulla maggiorazione dell’indennità di funzione, in quanto espressi in sede di fissazione dei limiti dovuti al coordinamento della finanza pubblica.

    Si nota pertanto una grave lesione del diritto di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost. nella misura in cui la legge regionale conserva un privilegio nei confronti degli amministratori locali già titolari di trattamento di quiescenza, ai quali era stata riconosciuta una maggiorazione dell’indennità di funzione, e possono trattenere tale maggiorazione se già percepita, al contrario di quanto, invece, accade per i pensionati comuni nei confronti dei quali, le eventuali somme erogate quale maggiorazione, in forza di provvedimenti poi considerati illegittimi ovvero irregolari, vengono immediatamente richieste in pagamento sino a giungere al recupero forzoso di tali somme.

    Qui sotto indico il link alla lettera indirizzata ai Presidenti del Consiglio dei Ministri e della Regione Friuli Venezia Giulia nella quale si chiede se ritengano di poter stimolare l’approvazione di una legge che inserisca un correttivo della legislazione vigente in particolare, della legge regionale della Regione Friuli Venezia Giulia, al fine di ripristinare il rispetto del principio d’uguaglianza tra tutti i cittadini titolari di trattamenti di quiescenza, anche al fine del rispetto dei limiti dovuti al coordinamento della finanza pubblica, e per garantire la regolare gestione finanziaria e l’efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa dello Stato e degli Enti locali.

    Qui il link per scaricare la lettera di richiesta

    Qui il link per scaricare la lettera di risposta della Presidente FVG On. Serracchiani

    Qui il link per scaricare la lettera di risposta del Ministro On. Boschi

     

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