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Tancredi Turco

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  • PENSIONI DI REVERSIBILITA': I PRIVILEGI DEI PARLAMENTARI

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    Quando è girata voce che il Governo avrebbe messo mano alle regole della pensione di reversibilità erogata dall’Inps, i deputati di Alternativa Libera hanno chiesto alla presidenza della Camera di conoscere quanti contributi pensionistici sono stati versati dagli ex deputati e quanti di questi sono oggi quelli che godono della reversibilità.

    La presidenza della Camera, attraverso l’Ufficio dei Questori, ha dato una risposta parziale, rispondendo solo in merito alla reversibilità  e facendo emergere una situazione di assoluto privilegio nell’erogazione dell’assegno ai discendenti.

    Su di un numero di 1.464 ex deputati che percepiscono assegni previdenziali dalla Camera, sono 642 i beneficiari di trattamenti di reversibilità, pari a circa il 30%. Una cifra decisamente alta se raffrontata ai dati INPS che vedono, nel 2014, pensioni di reversibilità pari a circa il 14,5% del totale dei trattamenti pensionistici.

    Quindi le pensioni dei parlamentari oltre ad essere molto più alte hanno anche regole più favorevoli per la concessione del trattamento pensionistico di reversibilità.

    I numeri forniti dai Questori della Camera dicono infatti che i deputati percettori di vitalizio sono 1.311 (vecchio sistema retributivo ante 2012); i deputati percettori di trattamento previdenziale pro rata sono 153 (nuovo sistema contributivo); i percettori di vitalizio di reversibilità sono 636 (vecchio sistema ante 2012); i percettori di vitalizio pro rata sono 6 (nuovo sistema).

    Per capire meglio: l’INPS prevede che possano percepire la pensione di reversibilità i figli fino a 26 anni solo se universitari, alla Camera il vincolo dello studio non c’è.

    Sempre l’INPS prevede che possano avere la pensione i genitori a carico, ma solo fino al sessantacinquesimo anno, età anagrafica che tuttavia non è prevista alla Camera.

    Secondo l’INPS possono avere la pensione i fratelli e le sorelle ma solo se inabili, alla Camera invece non è previsto il requisito dell’inabilità.

    Altra differenza consiste nel fatto che l’INPS verifica i requisiti per ottenere la pensione di reversibilità attraverso appositi uffici chiamati a vagliare le richieste, alla Camera invece basta un’autocertificazione.

    All’INPS c’è la cosidetta «norma anti badanti» che esclude dal vitalizio «il superstite che si sia sposato con il coniuge che aveva più di 70 anni e con una differenza di età maggiore di 20 anni». Alla Camera questo sbarramento non esiste.

    Ulteriore privilegio previsto dall normativa previdenziale interna della Camera è costituito da un coefficiente di rivalutazione più alto: l’INPS ha un divisore del 21,475 quando alla Camera è di 20,843 per chi ha 60 anni; per chi ha 65 anni, abbiamo 18,398 per l’INPS e 17,793 per la Camera.

    Sebbene la differenza sia di soli pochi decimali, questi si riverberano in sostanziose differenze dell’ammontare finale delle pensioni mensili se consideriamo il valore mediamente più alto delle pensioni dei parlamentari che anche solo dopo una legislatura, prevedono un assegno mensile che può giungere, soprattutto con le regole prima del 2012, sino ai 10 mila euro ed oltre.

    Alla mia richiesta d’indagine – la Presidente Boldrini ci ha fornito solo una parte dei dati richiesti, visto che volevamo conoscere anche quanti contributi hanno versato gli ex deputati e quanto hanno già percepito sotto forma di vitalizi o pensioni. Considerando solo i numeri ottenuti (modesti), emerge chiaramente come sia necessario provvedere subito a rivedere le regole pensionistiche dei deputati.

    Poiché è da mesi che la Camera ha smesso di discutere la riforma delle pensioni dei parlamentari vi invito a leggere al mia proposta di legge che ho presentato per equiparare le pensioni dei parlamentari a quelle dell’INPS.

    Qui il link alla mia proposta di legge sui vitalizi
     

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