Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Accettando questa informativa dai il consenso al loro utilizzo. Ok Voglio saperne di più
Tancredi Turco

Tancredi Turco

II COMMISSIONE GIUSTIZIA COMITATO PER LA LEGISLAZIONE CONSIGLIO DI GIURISDIZIONE COMITATO PARLAMENTARE PER I PROCEDIMENTI DI ACCUSA
  • Home
  • Condizioni detenuti
  • DRAMMATICA SITUAZIONE NELLE CARCERI ITALIANE
  • DRAMMATICA SITUAZIONE NELLE CARCERI ITALIANE

    3034

    Questo il testo di una mia interrogazione sulla drammatica situazione carceraria:

    TANCREDI TURCO. - Al Ministro della Giustizia

    Premesso che:
    il tema delle «carceri italiane» è un argomento complesso, che presenta svariate e mutevoli sfumature, e che troppo spesso si conquista le prime pagine dei giornali, purtroppo, solo quando i numeri mettono nero su bianco una realtà difficile.
    un sonoro allarme, tra gli altri, è stato recentissimamente lanciato dalla Società italiana di psichiatria per bocca del suo presidente Claudio Mencacci, che scatta una fotografia raggelante: nei primi mesi del 2014 sono aumentati i casi di chi ha deciso di togliersi la vita mentre era in carcere: il 40% dei decessi avvenuti dietro le sbarre è rappresentato da suicidi.
    rispetto all’anno precedente, quando avevano fatto registrare un calo del 10% il dato attuale costituisce un’indubbia e triste inversione di tendenza.
    Il rischio è quello di raggiungere il numero di decessi dell’anno 2009, l'annus horribilis  nel corso del quale si registrarono 77 suicidi nei penitenziari italiani.
    «Nonostante un’aumentata umanizzazione nelle carceri - ha commentato il presidente della Società italiana di psichiatria, Claudio Mengacci, durante una conferenza stampa - resta ancora grave il problema dei suicidi.»
    Un'altra priorità, proprio per prevenire il fenomeno dei suicidi tra i detenuti è quella di attuare "un percorso di screening suicidario di prevenzione su tutti coloro che entrano in carcere e non solo su chi presenta disturbi psichici" ciò anche al fine di attuare più efficacemente la rieducazione e riabilitazione sociale dei detenuti all’interno delle carceri.
    Sono circa 10 mila i detenuti che soffrono di una patologia psichiatrica, su un totale di 64 mila (circa il 16%), spiegano gli esperti; i disturbi psicotici hanno un'incidenza dall'1 al 9%, la depressione grave dal 10 al 15% e i disturbi della personalità dal 30 al 40%.
    la popolazione carceraria, in ogni caso, deve fare i conti con le difficoltà di vivere in celle di pochi metri quadri che come ben sappiamo risultano essere sovraffollate, in condizioni igienico-sanitarie al limite della sopportazione, e talvolta le condizioni psicologiche non danno sufficiente stimolo al desiderio di sopravvivenza;
    L’elevatissimo numero di decessi che avvengono all’interno delle mura carcerarie è allucinante ed appare un fenomeno che stenta a diminuire.
    sono solo i detenuti arrivano a compiere il gesto estremo, ma anche chi ogni giorno vive nelle carceri, come gli agenti penitenziari. Anch’essi, infatti, a volte, arrivano a suicidarsi.
    Negli ultimi tre anni i dati relativi ai detenuti morti negli istituti di pena, diffusi dall’Osservatorio permanente sulle morti in carcere, insieme con Radicali italiani, le associazioni «Il detenuto ignoto», «Antigone», «Buon diritto», «Radiocarcere», «Ristretti orizzonti», disegnano una realtà sconcertante.
    In poco più di 36 mesi, infatti, si sono tolti la vita 26 agenti di Polizia Penitenziaria e 188 detenuti.
    Per quanto riguarda le forze dell’ordine, l’età varia dai 32 fino a 54 anni, e i suicidi sono avvenuti da Torino ad Agrigento, da Napoli a Roma, da Trapani a Biella, da Aversa a Lecce, da Pordenone a Viterbo; ne sono morti due nel 2014, otto lo scorso anno, nove nel 2012 e otto nel 2011.
    I ruoli che ricoprivano andavano dall’assistente, all’assistente capo, dall’agente scelto all’ispettore. Suicidi che nella maggior parte dei casi si sono verificati proprio durante il proprio lavoro, in carcere. Un caso nel 2011 aveva coinvolto un assistente capo della Polizia Penitenziaria, Antonio Caputo, che, a 44 anni, si è sparato con la pistola dʼordinanza nella sua auto il 20 dicembre.
    Prendendo in considerazione invece le morti di detenuti, i numeri subiscono un’impennata e l’età minima scende fino ai 21 anni e arriva ai 73 anni.
    Una fascia di età molto più ampia dovuta alle inumane condizioni che devono affrontare i detenuti in quasi tutte le galere italiane.
    Tali gesti estremi sono avvenuti sia in celle con altri detenuti, sia in quelle d’isolamento presentando cause di morte anche differenti: la maggior parte delle persone sono decedute per impiccagione, poi per asfissia, per avvelenamento, dissanguamento, soffocamento e abbruciamento.
    In generale incrociando i dati del Ministero della Giustizia con dossier “Morire di carcere” del Centro Studi Ristretti Orizzonti si evince che vi sono stati quasi mille morti dal 2002 al 2012.
    Il suicidio è la prima causa di morte (518, 56%); seguono la malattia (183, 20%) e una categoria ‘da accertare’, che raccoglie i casi per cui è in corso un’indagine giudiziaria (177, 19%). A questi si aggiungono 26 casi di overdose e 11 omicidi. In totale 915 decessi. Le cifre riportate escludono i casi di morte in questura, CIE e arresti domiciliari, pertanto il dato dei decessi potrebbe subire revisioni al rialzo.
    Tra i dati si nascondono storie singolari, spesso trascurate dai mezzi di comunicazione e alcune riguardano le donne, fra le quali Manuela Contu e Franca Fiorini, rispettivamente 42 e 37 anni, che nel 2003 muoiono per overdose nel carcere di Civitavecchia; o Francesca Caponnetto, 40 anni, che nel 2004 si uccide nel carcere di Messina.
    Per sapere:
    - se sia al corrente della situazione prospettata    
    - se e quali elementi abbia attualmente a disposizione per poter quantificare e fornire dati aggiornati sull’effettivo numero di decessi per suicidio occorsi tra le persone che frequentano i carceri italiani, relativamente alle cause del decesso dei detenuti ed alle guardie di Polizia Penitenziaria in carcere, nel corso degli ultimi 10 anni,
    - se e quali misure anche urgenti intenda adottare per migliorare le condizioni in cui versano i detenuti delle carceri italiane anche in relazione ai progetti di supporto psicologico e/o psichiatrico volto alla riduzione del fenomeno descritto,
    - se e quali elementi abbia attualmente a disposizione, anche a seguito di verifiche effettuate dal DAP, per poter quantificare e fornire dati aggiornati sull’effettivo numero di agenti di polizia penitenziaria, psicologi, psichiatri ed educatori presenti negli istituti penitenziari, quanti siano in pianta organica, quanti svolgano le proprie funzioni effettivamente all’interno degli istituti, quanti siano invece distaccati e presso quali istituzioni ovvero enti pubblici e di quali funzioni siano stati investiti all’esterno delle strutture carcerarie.
    - se e quali provvedimenti intenda promuovere in merito alla necessità di garantire una effettiva efficiente organizzazione delle attività rieducative all’interno degli istituti di pena, quali le attività formative, lavorative e/o professionali o di accompagnamento al lavoro, volte a favorire una proficua rieducazione e riabilitazione sociale del detenuto per il suo reinserimento nella vita civile.

    Devi autorizzare l'installazione dei cookie per visualizzare i commenti