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Tancredi Turco

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  • CON LA DEPENALIZZAZIONE DELLA CANNABIS BENEFICIO FISCALE DI 10 MILIARDI. LA PROPOSTA DI ALTERNATIVA LIBERA
  • CON LA DEPENALIZZAZIONE DELLA CANNABIS BENEFICIO FISCALE DI 10 MILIARDI. LA PROPOSTA DI ALTERNATIVA LIBERA

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    La legalizzazione della cannabis si propone perché scientificamente e razionalmente basata su delle riflessioni, constatazioni e conoscenze di natura scientifica, antropologica, sociale, economica e medica.
    Il proibizionismo è il male, non la cura, perché non può estinguere ciò che esiste in natura, la ricerca umana del piacere e perché illude di riuscirvi  utilizzando risorse preziose in modo inefficace, inefficiente, irrazionale e antieconomico a causa di un impiego iniquo e fazioso degli scarsi mezzi a disposizione. Ci riferiamo non solo ai mezzi economici ma anche alle risorse umane deviate da missioni più rilevanti, come nel caso dello sviamento della  magistratura e delle forze dell’ordine da impieghi maggiormente necessari per il contrasto a ciò che è effettivamente  criminoso. Ancor più caro é il prezzo pagato dalla collettività a causa della corruzione che il proibizionismo genera e la perdita secca per l’erario a causa di un commercio concesso in monopolio dalla legislazione proibizionista vigente alla criminalità organizzata che produce l’ulteriore, beffardo danno sociale, causato dall’enorme perdita in termini di imposte mancate, sviate dalla loro naturale destinazione, la fiscalità generale a vantaggio della criminalità organizzata che inquina, coi proventi derivanti dalla vendita fuori dalle regole, ogni attività economica lecita.
    Il proibizionismo è un lusso che non possiamo più permetterci, rappresenta un costo sociale  troppo elevato rispetto ai benefici ottenuti.
    Negli ultimi anni, facendo un percorso inverso, sempre  dagli Stati Uniti si è diffusa la consapevolezza della inutilità, o meglio,  della dannosità del proibizionismo. Numerosi stati federali USA hanno, conseguentemente, legalizzato la cannabis sia per uso ludico, sia per uso terapeutico.
    Molto laicamente, con tutte le accortezze, i controlli, le avvertenze previste in questa legge, legalizzare la cannabis riduce il rischio sociale del suo abuso.
    La legalizzazione produrrà posti di lavoro, quindi maggiore reddito disponibile, aumenterà il PIL, contribuirà a non perdere il lento treno della ripresa economica e  grazie ai maggiori introiti non solo si abbasserà il rapporto debito PIL ora ben oltre  il 130%, ma consentirà   anche maggiori disponibilità fiscali per spese pubbliche produttive da destinarsi  alle politiche a sostegno del lavoro, agli istituti di previdenza e assistenza o alla riduzione delle imposte sul lavoro, riducendo il tasso di disoccupazione.
    L’impatto netto della regolamentazione si può determinare confrontando benefici e costi.
    Gli studi basati sul caso olandese confermano l’ipotesi qui sostenuta. 
I benefici della regolamentazione del mercato sono molteplici e riguardano anche aspetti non quantificabili economicamente, legati indirettamente alla filiera di produzione e commercializzazione della cannabis.
I benefici diretti sono sostanzialmente tre: la riduzione della spesa pubblica impiegatea per la proibizione dell’uso e della commercializzazione della cannabis;  un maggiore gettito fiscale derivante dalla tassazione della produzione e della vendita della cannabis; l’emersione della produzione e delle transazioni effettuate nel mercato illegale degli stupefacenti quindi la crescita quantitativa del Pil ufficiale.
Per quanto riguarda la riduzione delle spese statali, si tratta fondamentalmente dei minori costi che forze dell’ordine, magistratura e sistema carcerario si troverebbero ad affrontare se venisse cancellato il reato di produzione e vendita della cannabis. Il gettito fiscale deriverebbe dalla tassazione della produzione e della vendita della cannabis, in maniera analoga a quanto avviene con l’alcool e col tabacco.
utilizzata per il caso italiano in uno studio dell’Università Roma 1 “La Sapienza”: per il nostro paese si indica  un  beneficio fiscale annuale stimabile in un importo compreso tra gli 8 e i 10  miliardi di euro derivante dalla legalizzazione dell’intero mercato della cannabis.   In particolare, l’erario risparmierebbe circa 2 miliardi all’anno di spese per l’applicazione della normativa proibizionista (polizia, magistratura, carceri) e incasserebbe circa 8 miliardi all’anno dalle imposte sulle vendite.
    L’ultima componente dei benefici diretti – quantitativamente la più rilevante – deriva dall’emersione di quella parte di Pil che oggi non viene contabilizzata nelle statistiche ufficiali, legata alla produzione e alle transazioni effettuate nel mercato illegale degli stupefacenti.  
Secondo alcuni studi, il traffico di stupefacenti in generale, non della sola cannabis,  rappresenta per la criminalità organizzata il business principale, con un fatturato annuo di circa 60 miliardi di euro (dati Sos Impresa 2009).
    Se ipotizziamo che la cannabis rappresenti la metà del ricavato del traffico di stupefacenti, la sua legalizzazione produrrebbe un aumento percentuale del Pil “ufficiale” annuo italiano tra l’1,20 e il 2,4 per cento. Inoltre, nell’ipotesi che: a) lo stock di debito e di Pil si mantengano costanti nel tempo; b) i ricavi delle transazioni effettuate nel mercato degli stupefacenti vengano contabilizzati nell’economia legale; e c) stimando in circa 8 miliardi il gettito fiscale proveniente dalla tassazione di produzione e vendita delle sostanze, nel 2012 il rapporto debito/Pil si sarebbe ridotto di 2,8 punti (ipotesi massima) o di 1,5 punti (ipotesi minima).

    Qui il link alla proposta di legge depositata da Alternativa Libera

     
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