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Tancredi Turco

Tancredi Turco

II COMMISSIONE GIUSTIZIA COMITATO PER LA LEGISLAZIONE CONSIGLIO DI GIURISDIZIONE COMITATO PARLAMENTARE PER I PROCEDIMENTI DI ACCUSA
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  • Il Ministero non può ancora calcolare i benefici del superamento della Fini-Giovanardi
  • Il Ministero non può ancora calcolare i benefici del superamento della Fini-Giovanardi

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    In vista della sentenza della Corte Costituzionale che avrebbe poi tacciato d'incostituzionalità la Fini-Giovanardi è stato chiesto se il Ministro della giustizia avesse considerato gli effetti che ha comportato l'applicazione della Legge n. 49/2006 relativamente al sovraffollamento carcerario, all'aumento del numero di incriminazioni e dei costi che questa stessa legge aveva provocato a carico dello Stato Italiano. Nè si è riusciti ad avere risposta sulla quantificazione dei benefici di deflazione carceraria e risparmio di spesa che saranno progressivamente registrabili a seguito della cancellazione della Fini-Giovanardi.

    Di seguito il testo dell'interrogazione.

    TURCO — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
    con il decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), fu introdotto nell'ordinamento italiano il principio generale del divieto dell'uso personale di sostanze stupefacenti (articolo 72, comma 1);
    a seguito del referendum del 18-19 aprile 1993, la volontà popolare si è espressa in senso favorevole all'abrogazione di tale divieto;
    la legge «Fini-Giovanardi» n. 49 del 2006, di conversione del decreto-legge n. 272 del 2005, ha soppresso la distinzione tabellare fra droghe leggere e droghe pesanti, introducendo un'unica tabella delle sostanze stupefacenti;
    la contestuale detenzione di sostanze stupefacenti di tipo e natura diversi integra, quindi, un'unica fattispecie penale, sanzionata dall'articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990 (Cassazione penale, sez. IV, sentenza 17 giugno 2011, n. 33448);
    il decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 232, nella sua formulazione originaria era un provvedimento sostanzialmente necessario e urgente poiché diretto a fronteggiare le spese e le esigenze di sicurezza delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, tuttavia, conteneva in sè l'articolo 4, norma a giudizio dell'interrogante già eccentrica rispetto alla materia delle Olimpiadi invernali, inteso ad abrogare uno degl'iniqui automatismi normativi appena introdotti dalla legge 5 dicembre 2005, n. 251, cosiddetta «Cirielli», prevedendo un'ipotesi speciale di sospensione dell'esecuzione di pene detentive nei confronti di tossicodipendenti recidivi, mirando così a favorirne il recupero;
    solo questo articolo del decreto prevedeva, quindi, una marginale affinità normativa con la disciplina sugli stupefacenti poiché trattava dell'esecuzione della pena per i tossicodipendenti recidivi;
    in sede di conversione in legge del decreto, lo stesso articolo 4, ha offerto un pretesto normativo per consentire ai parlamentari estensori, Fini-Giovanardi, d'inserire una riforma sistematica di tutt'altra portata;
    attraverso l'abusata tecnica del maxiemendamento con l'apposizione della questione di fiducia, il Governo otteneva così dal Parlamento la fiducia e quindi l'approvazione anche di un'inedita disciplina in materia di stupefacenti: venivano inseriti 23 nuovi articoli, a parere dell'interrogante punitivi e proibizionisti, introdotti sulla scorta di una scelta programmatica di equiparare sul piano sanzionatorio le sostanze stupefacenti «leggere» a quelle «pesanti», inasprendone l'unitaria cornice edittale che prende le forme dell'articolo 4-bis, legge 21 febbraio 2006, n. 49;
    così operando, il procedimento di conversione previsto dall'articolo 77 della Costituzione «viene utilizzato come escamotage per far approvare un'iniziativa legislativa del tutto nuova, di fatto inemendabile, eludendo le regole ordinarie del procedimento legislativo» (così la Corte di Cassazione, sez. III penale, nell'ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale);
    il Governo, pur avendo piena contezza della forzatura compiuta, procede ignorando numerosi rilievi critici emersi nel corso del dibattito parlamentare espressi anche in sede di Comitato per la legislazione della Camera dei deputati;
    lo stesso esecutivo travalica i limiti all'emendabilità di un decreto-legge posti dai regolamenti parlamentari e dalla legge, n. 400 del 1988, ponendo il Presidente della Repubblica innanzi ad una scelta obbligata;
    a parere dell'interrogante era impossibile esercitare il legittimo eventuale rinvio presidenziale, poiché le Camere erano sul punto di essere sciolte in vista delle future elezioni politiche del 2006, e si sarebbe potuta provocare la mancata conversione anche delle norme relative al finanziamento delle Olimpiadi invernali 2006, a ridosso del giorno dell'inaugurazione, mettendo in pericolo il regolare svolgimento dei Giochi Olimpici in condizioni di sicurezza;
    la legge Fini-Giovanardi, approvata con siffatti modi, viene quindi promulgata, in data 21 febbraio 2006, unitamente alle necessarie norme relative ai Giochi Olimpici invernali 2006;
    si ritiene perciò vi sia stata una vistosa forzatura dei poteri esercitati dal Governo mediante decretazione d'urgenza e, ad avviso dell'interrogante, dal Parlamento in sede di conversione in legge del decreto-legge;
    sul tema della decretazione d'urgenza e delle leggi di conversione si riprendono alcuni passaggi della più recente giurisprudenza della Corte costituzionale:
    a) l'assenza dei presupposti di necessità e urgenza quale vizio formale del decreto-legge e vizio in procedendo della legge di conversione, la cui evidente mancanza è censurabile dalla Corte costituzionale (sentenze nn.ri 171/2007 e 128/2008);
    b) l'incostituzionalità di emendamenti «non estranei» al decreto-legge inseriti in sede di conversione, se privi dei requisiti di cui all'articolo 77 della Costituzione (sentenza n. 355/2010);
    c) l'incostituzionalità degli emendamenti «estranei» al decreto-legge, per violazione del peculiare procedimento normativo stabilito dall'articolo 77 della Costituzione (sentenza n. 22/2012);
    d) il divieto per il decreto-legge di veicolare riforme ordinamentali, perché incomprimibili nella contingenza dei casi straordinari di necessità e urgenza (sentenza n. 220/2013);
    e) l'incostituzionalità di norme introdotte mediante decretazione d'urgenza se prive di immediata operatività (sentenza n. 220/2013);
    questi rilievi della Corte Costituzionale hanno indotto la Corte ad annullare le leggi di conversione di decreti-legge, di volta in volta oggetto del suo sindacato;
    anche le disposizioni del decreto qui in esame a parere dell'interrogante sono suscettibili di incorrere nell'annullamento in sede di giudizio di costituzionalità –:
    se sia a conoscenza della situazione prospettata;
    se sia in grado di fornire dati aggiornati, relativi al progressivo incremento di incriminazioni a seguito dell'introduzione della legge n. 49 del 2006 «Fini-Giovanardi» che ha provocato un sostanziale inasprimento del carico sanzionatorio delle fattispecie relative agli stupefacenti;
    se sia stato valutato l'effetto dell'applicazione di tale riforma ed in quale misura abbia contribuito al cronico sovraffollamento delle carceri;
    se sia stato quantificato il costo causato all'amministrazione della giustizia, dal punto di vista dell'aggravio di procedimenti per i tribunali e di spese per l'esecuzione delle pene a livello carcerario di detta riforma, tacciata d'incostituzionalità;
    se, indipendentemente dall'esito che potrà avere la decisione della Corte Costituzionale a seguito dell'udienza del 12 febbraio 2014, abbia valutato comunque l'opportunità di riformare, attraverso una apposita iniziativa normativa la previgente normativa in materia, cosiddetta legge n. 162 del 1990 «Iervolino-Vassalli», come modificata dai referendum dell'anno 1993;
    se siano stati calcolati i risparmi di spesa che si potrebbero verificare a seguito della deflazione del carico processuale e carcerario connesso al superamento della cosiddetta legge Fini-Giovanardi;
    se, in caso di declaratoria d'incostituzionalità della legge n. 49 del 2006 «Fini-Giovanardi», sia stato calcolato il conseguente impatto sulla deflazione carceraria in relazione agli effetti perseguiti con la conversione in legge del recente decreto-legge n. 146 del 2013. (5-02127)

    Testo integrale interrogazione con risposta link Camera.it

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