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Tancredi Turco

Tancredi Turco

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    Il decreto stupefacenti continua a sanzionare la coltivazione e la detenzione di cannabis ad uso personale.

    Questo decreto-legge n. 36 del 20 marzo 2014 è l’ennesima occasione persa per provare a risolvere i problemi legati agli stupefacenti. A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 32 del 2014, che ha dichiarato l’illegittimità della Fini-Giovanardi, si è finalmente creata la possibilità di rivedere tutta la disciplina sugli stupefacenti anche e soprattutto per quanto concerne le droghe leggere. La presa di coscienza del fallimento dell’approccio proibizionista avrebbe potuto portare all’auspicabile «cambio di paradigma» verso una depenalizzazione, legalizzazione delle c.d. droghe “leggere” e nello specifico la cannabis. Invece questo decreto riesce solo a coprire il vuoto legislativo creato dalla sentenza della Corte Costituzionale dopo la cosiddetta Fini - Giovanardi. Perché questo non è stato fatto? perché questo governo non è in grado con la sua maggioranza di prendere una decisone precisa e decisa. Questa presa di posizione non è oggi politicamente realizzabile. I Colleghi parlamentari del Partito Democratico (PD), che a parole si professano favorevoli, sono invece ancora succubi dei loro alleati del Nuovo Centro Destra (NCD), tanto da far soprannominare questo governo il governo Renzi - Giovanardi. Dopo 25 anni di dibattiti politici si poteva arrivare ad una vera riforma di depenalizzazione della cannabis per i consumatori e consentirne la coltivazione ad uso personale di qualche pianta. Invece il Governo Renzi, che dal suo insediamento ha presentato alle Camere quattro decreti, dopo il solito compromesso al ribasso, sebbene non fosse stata annunciata alcuna forma d’ostruzionismo in Parlamento, ha comunque deciso di apporre la questione di fiducia sulla conversione in legge del decreto n. 36 del 2014. Quarto decreto, quarta fiducia richiesta alla Camera! Come risultato non è stata prevista alcuna differenziazione di pena tra droghe pesanti e leggere anche per le ipotesi di lieve entità, senza considerare che le droghe pesanti non possono essere prodotte in Italia e sono per forza importate andando così ad alimentare ancora una volta il traffico internazionale e le cosche mafiose che lo gestiscono. La differenza c’è eccome! Oggi il cittadino, al di fuori di qualsiasi circuito criminale, che coltiva una pianta di marijuana, per uso personale, viene sanzionato con la stessa pena prevista per lo spacciatore di eroina o cocaina, pedina finale del grande narcotraffico internazionale che arricchisce, in tutto il mondo, le associazioni mafiose. L’iter legislativo di questo decreto-legge sotto l’ombrello moralistico della perdurante concezione proibizionista, ha ignorato le proposte, non si è curato delle strategie alternative rispetto alla mera repressione, ha svilito il confronto sulle idee, tutto ciò denota una grave crisi di democrazia e d’attenzione al bene pubblico. Qui, oggi si vuol far apparire che si stia cambiando qualcosa e si continui a “fare” senza in realtà cambiare nulla…Riprendo una frase celebre del presidente degli USA, Barack Obama: “Come è stato ben documentato io ho fumato marijuana quando ero giovane, la considero un’abitudine sbagliata ed un vizio ma non molto più delle sigarette che ho fumato anche da grande, ma non penso che sia più pericoloso dell’alcool.”

    Resoconto stenografico del discorso del 30.04.2014 - Tancredi Turco

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