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Tancredi Turco

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  • Sviluppo del lavoro in Italia e disoccupazione

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    Nei primi nove mesi del governo Renzi, i disoccupati sono aumentati di 203mila unità, passando da 3 milioni 254mila a 3 milioni 457mila.
    E' quanto sostiene una ricerca del centro studi “ImpresaLavoro” realizzata elaborando i dati delle serie storiche dell’ISTAT sulla disoccupazione che ha evidenziato questo risultato nettamente peggiore rispetto a quello dei primi nove mesi del Governo Letta (aprile 2013 – gennaio 2014) che si è fermato ad un saldo di più 165mila senza lavoro.

    Peggio dell'attuale Governo avevano fatto solo Monti-Fornero nei primi nove mesi (ottobre 2011 – luglio 2012) il numero dei disoccupati in Italia ha infatti avuto un’impennata senza precedenti, crescendo di 605mila unità e passando da 2 milioni 183mila a 2 milioni 788mila.

    Nel novembre 2014 il tasso di disoccupazione è cresciuto rispetto al mese precedente (+0,2%) e al novembre del 2013 (+0,9%), raggiungendo il 13,4%, infatti, i disoccupati dichiarati dall’ISTAT ammontano oggi a 3 milioni e 457 mila unità (+40 mila unità da ottobre e +264 mila unità dal novembre 2013).
    Sul fronte disoccupazione giovanile (15-24 anni) il tasso di disoccupazione è al 43,9%: +0,6% su ottobre (18 mila nuovi disoccupati) e +2,5% rispetto al novembre 2013 (63 mila nuovi disoccupati).
    Se a ciò si aggiunge che i disoccupati di lunga durata che spesso diventano "inattivi " sono il 57% del totale dei disoccupati, con un picco del 61,5% tra gli over 55, il quadro è completo.

    Il Jobs Act, in particolare, una volta entrato a regime creerà un mercato del lavoro ancor più precario di oggi (anziché "flessibile" come tanto pubblicizzato sui media) sarà flessibile sono "in uscita". I nuovi contratti a tutele crescenti lasciano ancora ampia possibilità di non confermare i lavoratori, riaprendo loro le porte della disoccupazione.
    Gli investimenti però, non si possono fare, poiché lo Stato italiano non si può più indebitare a causa del Fiscal Compact e del timore di essere ulteriormente messi sotto osservazione dall’UE.
    Quindi anziché investire ingenti risorse economiche in tecnologia, ricerca, formazione e riqualificazione costante del lavoratore e sistemi pubblici di collocamento, si abbassano le tutele per tutti.

    L’Italia ha bisogno di un sistema integrato di supporto al reddito per i cittadini, ammortizzatori sociali estesi a tutte le categorie di lavoratori, investimenti pubblici nei settori strategici  e cruciali come la ricerca e lo sviluppo, ad esempio creando centinaia di migliaia di posti di lavoro nel settore dell'energia pulita.

    Esempio recente di una vittoria M5S è stata la compensazione tra le cartelle esattoriali di Equitalia e per i soggetti che vantano crediti verso la Pubblica Amministrazione che è in ritardo con i pagamenti, frutto di un emendamento M5S (Fantinati) al vecchio decreto "Destinazione Italia" è stato prorogato per tutto il 2015 grazie all’intervento M5S nella Legge di Stabilità.
    Altra recente conquista del M5S è stato l’aver ottenuto nella legge di Stabilità per il 2015 la previsione di un finanziamento da 5 mln di euro per l’acquisto di software e hardware “open source” (programmi da “fonte aperta” modificabili) nel settore FabLab (Laboratori di fabbricazione con stampanti 3D), in espansione negli ultimi due-tre anni anche grazie all’avanzamento tecnologico ed alla creatività che vede alcune giovani imprese italiane all’avanguardia per la creazione di nuovi prodotti.
    Nel campo dell’agricoltura, si segnala la conquista del M5S di consistenti incentivi per le nuove assunzioni a tempo indeterminato in agricoltura, che intervengano nell’anno 2015, è stato previsto l'esonero dal versamento dei contributi complessivi a carico dei datori di lavoro, per un periodo massimo di 36 mesi.

    Il M5S deve rappresentare un'alternativa a questo vecchio modello di sviluppo e, perciò, da sempre, sostiene si debba prevedere il reddito di cittadinanza.
    Un modello di sviluppo fondato sulla ripresa dell'occupazione, sull'innovazione e la sostenibilità ambientale.
    E' il momento di agire sulle vere cause della crisi italiana: un reddito individuale in cambio di un servizio alla comunità locale, sono piccoli passi per aiutare il disoccupato nella ricerca del lavoro, nel contesto di sostanziosi investimenti pubblici che consentono al settore privato di ripartire garantendo anche il rispetto dell'ambiente.

    La proposta di legge del reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle calendarizzata in dicembre in Commissione Lavoro al Senato dimostra che se si vuole, tutto si può fare per consentire uno stravolgimento in positivo dello scenario attuale che attanaglia il lavoratore italiano sempre più precario ed i disoccupati lasciati senza più tutele.

    Grazie a tutti per aver partecipato alla serata.

    Qui di seguito il link alla locandina dell'evento.

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