Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Accettando questa informativa dai il consenso al loro utilizzo. Ok Voglio saperne di più
Tancredi Turco

Tancredi Turco

II COMMISSIONE GIUSTIZIA COMITATO PER LA LEGISLAZIONE CONSIGLIO DI GIURISDIZIONE COMITATO PARLAMENTARE PER I PROCEDIMENTI DI ACCUSA
  • Home
  • Per il territorio
  • TAV Verona-Brescia scempio del territorio
  • TAV Verona-Brescia scempio del territorio

    2906

    La TAV Verona Brescia potrebbe costituire uno scempio del territorio del basso Lago di Garda.
    Sono state sollevate moltissime criticità nelle aree interessate al passaggio del Treno ad Alta Velocità (TAV) tra Verona e Brescia, che vorrebbe tracciare un solco con 4 nuovi binari da costruire ex-novo nelle due province che delimitano a sud il Lago di Garda.

    La TAV, attraverserebbe centri abitati tra cui Cavalcaselle e parte di Peschiera del Garda con treni che assumerebbero di sfrecciare ad oltre 250 km. orari.

    Per poter realizzare tale opera, chiaramente si prevedono diffusi espropri di terreni privati e l’apertura di svariati cantieri, anche per lo stoccaggio dei materiali da costruzioni, dei macchinari, l’apertura di nuove cave.

    Il Governo, invece, spinge il progetto a tutta forza prevedendo, sulla carta, uno stanziamento per l’opera di 3 miliardi di euro ed un inizio opere nell’anno 2015.

    Anche sull’effettiva finanziabilità dell’opera non vi sono reali certezze poiché sembra che tali somme siano stanziate ma ad oggi non presenti, quindi non spendibili o spendibili solo (se arriveranno) nei prossimi anni.

    Alla fine del mese di novembre, comunque, si aprirà a Roma la conferenza di servizi dove saranno esposte le deduzioni e le osservazioni dei Sindaci dei Comuni nei quali sarebbero previsti gli interventi della TAV Verona-Brescia.

    In merito all’apertura dei cantieri, la strategia adottata dal Governo, a seguito della conversione in legge del decreto “Sblocca Italia”, per poter ridurre i tempi, è basata sullo strumento del commissariamento e su ulteriori deroghe ed alleggerimenti procedurali.

    Per bandire la gara saranno sufficienti i soli progetti preliminari e i tempi per la consegna dei lavori saranno ridotti a soli 120 giorni, pena la revoca del mandato di commissario.

    Si consentirà, quindi, una conferenza dei servizi puramente pro-forma, dove non saranno ammesse opposizioni all’opera, ma solo rilievi di dettaglio al progetto e dove, anche in caso di dissenso “motivato”, il Commissario delegato ha il potere di decidere autonomamente.

    Chiaramente sono previste ampie deroghe alle norme procedurali, meccanismi di silenzio-assenso e l’automatica dichiarazione di indifferibilità e urgenza delle opere.

    Anche l’approvazione del contratto di programma tra RFI e il Ministero delle infrastrutture, con un finanziamento di 220 milioni di euro, pone parecchi dubbi poiché consente di assumere decisioni scavalcando la Corte dei Conti ed il Parlamento.

    Un terribile ritorno a un passato che speravamo di aver lasciato per sempre. Un passato nel quale “sviluppo” era sinonimo di “cemento”, cantieri, espropri e consumo del suolo.

    A poco a poco, quindi, gli italiani rischiano di perdere l’intero loro territorio.

    Aprire giganteschi cantieri su terreni privati, i quali dovranno essere espropriati e stravolti dal loro uso attuale è frutto di una visione che non difende affatto il territorio, né dalla devastazione ambientale provocata dall’edilizia, dalle cementificazioni e dalle impermeabilizzazioni delle reti di trasporto.

    Pensiamo che sia miope l’intenzione d’incoraggiare il consumo del suolo privato, per mezzo di espropri volti a costruire discutibili opere pubbliche che vengono privatizzate ed alienate a privati.

    Ricordiamo che in Italia sono innumerevoli gli esempi che portano a costruire autostrade e altre infrastrutture per il trasporto, grandi opere spesso inutili alla collettività, che scarsamente le utilizzerà.

    Altre opere sono addirittura dannose per gli stessi fini per cui vengono proposte, ma che divengono occasioni utilissime per i gruppi finanziari che ne raccoglieranno le copiose rendite.

    Si consente l’utilizzo di territorio togliendolo ai piccoli privati per realizzare grandi opere pubbliche, la cui costruzione viene affidata a pochi grandi gruppi privati, che, dapprima, per realizzare il progetto, utilizzano danaro pubblico (cioè proveniente dalle tasse versate da chi non le evade), e poi ottengono in concessione la gestione e lo sfruttamento economico delle stesse opere.

    Se la grande opera rende utili, questi resteranno ai grandi privati, se invece le nuove autostrade e ferrovie non saranno remunerative, si chiederà aiuto ancora allo Stato.

    In sostanza il normale cittadino ci perde tre volte: prima gli espropriano la terra, successivamente vede utilizzare le risorse statali per costruire inutili opere faraoniche, infine verrà o sfruttato ai fini privati dell’opera (pagando egli stesso tariffe o canoni) oppure vedrà ancora denari pubblici dati a sostegno delle grandi opere sotto-utilizzate.

    Crediamo che alcuni fondamentali interessi direttamente tutelati della Costituzione debbano prevalere sull’interesse all’esecuzione delle opere, consentendo ai cittadini ed alle amministrazioni centrali e locali preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità, di poter esprimere la propria voce ed i propri pareri ed opinioni anche frapponendosi alla realizzazione dell’opera e non rimettendosi alle valutazioni del “Commissario, che si pronuncia entro quindici giorni”, come previsto dal Decreto “Sblocca Italia”.

    Sono da sempre contrario al TAV, a questa opera inutile, costosa e fortemente dannosa. In più, man mano che si entra nel vivo del progetto, emerge prepotentemente per prima la superficialità con cui è stato redatto, poi si evidenziano le varie ricadute dannose per il territorio quali: la viabilità di cantiere è stata studiata su cartografie vecchie di trent’anni; le zone di stoccaggio dei materiali da costruzione o da scavo sono all’interno di aree con vincolo archeologico (tutelate dall’Unesco);infine  è prevista l’apertura di nuove cave in zone che sono già state eccessivamente sfruttate.

    Mi auguro che questo progetto non venga pertanto realizzato e che si possano convogliare le preziose risorse verso un miglioramento dei servizi destinato a tutta la popolazione investendo nella sanità,  nella scuola e nella messa in sicurezza della aree a rischio idrogeologico.

    Devi autorizzare l'installazione dei cookie per visualizzare i commenti