Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Accettando questa informativa dai il consenso al loro utilizzo. Ok Voglio saperne di più
Tancredi Turco

Tancredi Turco

II COMMISSIONE GIUSTIZIA COMITATO PER LA LEGISLAZIONE CONSIGLIO DI GIURISDIZIONE COMITATO PARLAMENTARE PER I PROCEDIMENTI DI ACCUSA
  • Home
  • Pillole
  • CRISI ECONOMICA E FALSO IN BILANCIO: RIMEDI
  • CRISI ECONOMICA E FALSO IN BILANCIO: RIMEDI

    2240

    Il 22 dicembre ho partecipato alla Camera alla conferenza stampa di presentazione del libro "Crisi - come capirla - come affrontarla - come uscirne" Del Prof. Mario Baldassarri.

    Opera editoriale di grande pregio che offre l'occasione di analizzare alcune delle grandi crisi del secolo facendo il parallelo tra la grande crisi del ’29 e quella iniziata nel 2007 giungendo all'analisi delle normative che riguardano la punizione penale del reato di falso in bilancio recentemente riformulato dal legislatore.

    Nel mio intervento mi sono occupato del reato di falso in bilancio punito dagli articoli 2621 e 2622 del codice civile che si consuma nella compilazione fraudolenta delle scritture contabili.

    Questo può avvenire sia durante l'esercizio ordinario dell'impresa, attuando artifici contabili, sia al momento della chiusura dei bilanci con la sopravvalutazione o sottovalutazione delle attività e delle passività, dando quindi una rappresentazione della società diversa da quella reale.

    Le norme penali del falso in bilancio proteggono sia l'interesse dei soci alla salvaguardia degli interessi sociali, sia l'interesse dei creditori al pagamento puntuale dei propri crediti sia, infine, dal punto di vista fiscale l'interesse dell'amministrazione tributaria dello Stato alla riscossione delle imposte legittimamente accertate senza che queste vengano dissimulate.

    Perché il reato si compia è necessaria un'azione del soggetto attivo: c'è reato quando chi ha il potere di gestire la società, quindi l'amministratore, o materialmente il direttore amministrativo od un professionista esterno incaricato applica degli artifizi nel libro giornale ovvero nei bilanci al fine di eludere le tasse o di occultare situazioni di dissesto finanziario.

    Tutto ciò determina il verificarsi dell'evento che viene punito dalla legge penale: il risultato criminoso si sostanzia nella falsificazione della contabilità, e ciò influisce principalmente sul sistema fiscale traducendosi nella mancata riscossione in tutto o in parte delle imposte, oltre che nell'affidamento che i soci ed i creditori sociali pongono nella solidità dell'impresa e nella sua capacità di generare utili e far fronte alle proprie obbligazioni commerciali.

    Purtroppo la giurisprudenza riconosce, in via prevalente, che il reato di falso in bilancio si configuri nel momento in cui sia materialmente inviata la dichiarazione dei redditi o dell'Iva dall'impresa all'amministrazione finanziaria.

    Spesso accade che chi ha adottato gli artifici non è in realtà il soggetto che effettua materialmente l'invio della dichiarazione: un cambio dell'amministratore, il succedersi dei commercialisti ovvero dei direttori amministrativi che prima compiono gli artifici contabili, e poi non si occupano dell'invio delle dichiarazioni, ha l'effetto di mandare assolti quasi tutti gl'imputati.

    Sembra proprio che in Italia quindi il reato di falso in bilancio resti lettera morta.
    Lo stessa progressiva depenalizzazione del reato di falso in bilancio, attuata negli anni scorsi laddove diventi sostanzialmente inapplicabile al tessuto economico può aver sicuramente contribuito allo sviluppo della recente crisi che tutti conosciamo.

     

    Qui il link della conferenza stampa del 22.01.2015



     

    Devi autorizzare l'installazione dei cookie per visualizzare i commenti